Oro

La natura può allestire spettacoli straordinari. Il palcoscenico è immenso, le luci strabilianti, le comparse infinite e il budget per gli effetti speciali illimitato.
(Yann Martel)


#iosono141

Sono passati 26 anni, 26 anni che tu non sei più  con noi. E sono 26 anni che io non dico più: Babbo!  E sono 26 anni che tutti voi non ci siete più e che molte dolcissime parole non sono più pronunciate. Da quel maledetto giorno ci rechiamo a Livorno ed ogni volta è come la prima volta. È come se davanti al Porto di Livorno stessimo ancora guardando la carcassa del Moby avvolta dal fumo e noi li, impotenti, che non possiamo far altro che continuare a guardarla mentre si consuma. Mentre Ci consuma.

Ma se continuiamo ad esserci ogni anno, senza mollare, decisi a voler mantenere viva l’attenzione su questa vicenda ė perché crediamo che un giorno, forse neanche troppo lontano, la verità sarà detta e giustizia verrà fatta. Solo allora il Moby Prince potrà riprendere la sua rotta. #iosono141

Confini

I confini non esistono, sono nella nostra testa, nel nostro cuore, nei nostri occhi. Nulla ci trattiene se non i nostri stessi limiti. Andare oltre il perimetro dei nostri spazi non vuol dire oltrepassare un muro, ma andare oltre noi stessi. Ciò che ci portiamo dentro resterà sempre con noi, ovunque andassimo, perché le catene che ci trattengono non sono fuori, ma dentro di noi e solo spezzandole riusciremo a superare i confini. Solo in quel momento comincerà davvero, il Viaggio.

Se il mare avesse un nome

Se il mare avesse un nome,
sarebbe il mio.

Di schiuma e di onde,
d’acqua salata e di vento,
il Mare,
di andirivieni senza sosta,
senza pazienza.

Di botte e di rimbalzi e di nuovo,
ancora,
addosso alla roccia
che sbriciola e respinge,
il Mare,
senza tregua.
Senza pietà.

Se il mare avesse un nome,
sarebbe il mio.
Perché così combatto,
ogni giorno,
senza aspettare l’onda,
senza temere la roccia,
prima ancora che soffi il vento.

Perché io sono l’onda e la roccia
e il vento,
implacabile guerriero senza pace.

Io sono il nome del Mare.

Tornando a casa

A volte mi perdo dietro i miei pensieri, seguo percorsi contorti, strade sterrate e mi infilo in vicoli bui. Qualche volta ci resto un po’ in quei luoghi sconosciuti, anche se mi fanno un po’ paura, ma finora sono sempre tornato a casa. Forse, però, un giorno capiterà che mi perderò in un posto che mi piacerà più degli altri e deciderò di non tornare più indietro e allora costruirò una casa o una capanna proprio li e ci porterò i miei sogni e le speranze e ciò che ho lasciato e quello che ancora cerco. E la notte guarderò le stelle da li e la mattina vedrò sorgere il sole su un altro mare e camminerò su strade sconosciute che potranno portarmi altrove, ancora e ancora. A cercare un luogo sconosciuto dal quale poter tornare.

Il fatto è che se non impari a perderti non potrai mai sapere dov’è il tuo cuore, se altrove o se è sempre stato li, nel posto che chiami Casa.

La rabbia del mare

Le parole, qui, se l’è portate via il vento, la pioggia, la neve. Le parole sono ghiaccio in bocca e bruciano più del fuoco, ma restano dentro perché le parole non servono più. Guardiamo impotenti le nostre montagne scivolare sulle valli e la neve schiacciare i nostri sogni. Non ci resta niente, possiamo solo provare a guardare l’orizzonte dalla riva per cercare una speranza nuova, ma anche l’orizzonte non c’è più. Ci resta soltanto la rabbia del mare.

#marche #terremoto

Confesso che ho vissuto

L’ultima alba di questo anno. Un anno odiato e temuto, un anno che tutti aspettano solo che finisca. Eppure, non so, forse qualcuno lo ha anche amato questo anno così terribile. Io ne sono stato travolto, mi ha buttato a terra tante volte e sempre mi sono rialzato. Ho passato forse uno dei momenti più difficili della mia vita, meraviglioso e terribile nello stesso tempo. Ho dovuto fare delle scelte, ho dovuto fare a pugni con la mia coscienza, ho preso decisioni che hanno cambiato il corso della mia vita molte volte. Ho visto posti che mai avrei pensato di vedere, ho camminato in luoghi che mai avrei pensato di percorre, ho scoperto di avere amici che non mi sarei mai aspettato e ho ritrovato gli amici che sempre ho saputo di avere. Ho scoperto di poter essere odiato ed amato con la stessa intensità ed allo stesso modo ho scoperto di poterlo fare io. Ho ferito e sono stato ferito. Ho riso e pianto. Ho viaggiato e camminato piano. Ho sentito dentro tutta la forza della gioia e della speranza. Ho assaporato la tristezza e la delusione. E alla fine di tutto questo vagare, fuori e dentro di me, sono tornato da chi mi ha saputo sempre proteggere, anche in silenzio. Sento di aver vissuto intensamente e fino in fondo ogni singolo attimo di questo anno che sta finendo, senza aver sprecato neanche un secondo di vita. Ho vissuto. Si, ho vissuto. Come quando da bambino pensavo che non ci fossero limiti, che ogni esperienza sarebbe stata unica e allora mi ci lanciavo dentro fregandomene di tutto, con l’entusiasmo e l’incoscienza che solo un bambino può avere. E adesso sono pieno di cicatrici e sono mie. I segni che la vita mi ha lasciato addosso hanno fatto di me un uomo diverso ogni volta ed è quello che sono adesso e so già che non sarò lo stesso di domani, perché la vita non si ferma. Mai. E quest’anno è ciò che ho fatto io: Ho vissuto. Fino in fondo.